Prosa

#PremioBg20 – Tutto è menzogna | Sogni e favole | Emanuele Trevi

di Luca Mannella.

Tra le vecchie vie di Roma si accampano i ricordi di Emanuele Trevi, negli angoli delle strade, negli squarci delle antiche piazze della città immortale. Una città che disvela la memoria dello scrittore e lo rende consapevole della vacuità e dell’illusione della sua attività, della sua stessa esistenza. In qualche palazzina di via dei Cappellari, su una panchina di piazza Navona o in una saletta di un cineclub, Trevi rievoca i suoi personali Stalker, le sue guide spirituali incastrate in una dimensione temporale ormai conclusa: quella del Novecento. Così Arturo Patten, Amelia Rosselli e Cesare Garboli si incontrano di nuovo nello spazio della scrittura, nel tempo di una camminata che dipana il filo narrativo di Sogni e Favole. (Ponte alle Grazie, 2019)

Insieme a queste tre figure straordinarie, quasi fantastiche, Trevi riporta in luce il celebre sonetto di Metastasio Sogni, e Favole io fingo (da qui il titolo del libro), uno squarcio nel velo dell’illusione che sembra calare ininterrottamente sulla vita dello scrittore, e di conseguenza sulla sua visione del mondo. Trevi, con piglio da critico letterario, analizza il sonetto del poeta che dalla strada arrivò fino alla corte di Carlo VI d’Asburgo e ne fa l’asse filosofica portante del libro, il centro che propaga la sua luce verso ogni altro personaggio. In questo modo ogni verso, e man mano ogni strofa, diventano lo sfondo, o forse la colonna sonora, dei fantasmi che bazzicano i quartieri e le strade di Roma, città scenografica, 1 palcoscenico.

Infatti Arturo Patten, il ritrattista divorato dall’Aids, Amelia Rosselli, la poetessa perseguitata dall’insistente ritornello Good Good e Cesare Garboli, il grande critico, sono gli attori intrappolati nel circuito illusorio della vita e coloro che hanno conosciuto il Vero solo attraverso la morte. Per Trevi, queste tre fantasmatiche figure, sono doppelgänger, specchi in cui riflette il passato per salvarsi dal dominio del tempo, vero protagonista del racconto. Non a caso il romanzo -in verità romanzo che sconfina nel saggio letterario- inizia col quesito di Porfirio: « Non è già abbastanza portare questa immagine di cui ci ha rivestito la natura? ». Non basta insomma il corpo? Basterà l’immagine proiettata sulla pagina di un libro? Queste le domande che assillano Trevi, questi i due motori della narrazione.

La dimensione temporale in cui Trevi si ributta è quella del gran secolo, del « secolo giovane ». 2Questo tuffo all’indietro avviene un po’ nostalgicamente, irritando il lettore che non si fa coinvolgere in futili categorizzazioni come: « Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione. »3 Trovare il senso di una tale affermazione è difficile, soprattutto se si continua a leggere poche righe avanti: « Che qualcuno ti rispondesse al telefono, che fosse lì ad aspettare la tua chiamata, oppure che non se la aspettasse affatto, tutto questo era già di per se un contenuto umano. » 4 Dunque la solita tiritera sulla sconnessione che domina il presente e il pettegolezzo come unica vocazione degli artisti.

Ma apparte questa grossolana caduta che asperge i protagonisti d’acqua santa che non richiedono, Trevi dimostra una buona capacità di assemblaggio dei frammenti del tempo che ripesca dalla sua memoria. La tecnica narrativa è simile ad una sorta di montaggio cinematografico, il cui culmine giunge nel capitolo Lineamenti, dove Patten e Rosselli si riuniscono sotto un comune carattere tipografico e un collage di brevi ricordi. Il carattere cinematografico si nota anche nella suddivisione tematica dei capitoli che appaiono come lunghe sequenze dove i personaggi si intrecciano nel flusso della memoria.

Il tempo, e il suo passare ineludibile, la sua azione di cancellazione, sono al centro di un altro libro, che come Sogni e Favole ha ottenuto il posto di finalista al Premio Narrativa di Bergamo 2020; si tratta di Le Galanti di Filippo Tuena, forse un esperimento più riuscito rispetto all’operazione di Emanuele Trevi. In entrambi l’autobiografia significa ritornare sui propri passi, ripercorrere la propria linea del tempo laddove non è stata spazzata via, ma se Tuena balza da un’opera all’altra con grande maestria, Trevi rimane impelagato nella sua illusione di un tempo migliore, nonostante la suggestiva passeggiata tra le strade di Roma, con un piede al di qua e uno di là sulla linea invisibile della finzione e dell’inganno.

Luca Mannella
Luca Mannella nasce a Monza il 12 luglio del 2000. Attualmente è studente di Lettere Moderne all'Università degli Studi di Milano. Dirige la sezione di poesia della rivista culturale Gestus e collabora come redattore per Birdmen Magazine.

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