Prosa

#PremioBg20 – Tra violenza e libertà | María | Nadia Fusini

di Marco Marenzi.

Quel che ci nutre, ci avvelena: questa la frase che racchiude il senso della storia di María (Einaudi, 2019), il nuovo libro di Nadia Fusini che, dopo anni dall’ultima esperienza narrativa, si cimenta nella scrittura di un romanzo breve, al cui centro si pone il binomio tra una violenza subìta passivamente e l’aspirazione alla libertà.

La protagonista è una giovane donna di nome María che, trovandosi davanti alla “scelta” tra la carriera professionale e l’amore, si sforza di accettare, senza risultati, una storia diversa dal corso degli eventi. Trasferitasi in un’isola anonima del sud la donna inizia a comprendere la vera natura di Giovanni, l’uomo di cui si è innamorata; l’indole apparentemente malinconica dell’uomo è funzionale ad attirare a sé la donna che, una volta ingannata, viene soggiogata dal suo carattere paternalistico e dispotico, dove la ragione sembra non trovare un posto perché respinta come minaccia.

Di conseguenza l’uso del linguaggio diventa superfluo poiché si trasforma nella negazione del suo essere, che si esprime solo ed esclusivamente nella dimensione della violenza, l’unico ponte tra l’uomo e María. Questo rapporto tra il carnefice e la vittima porta alla degradazione dei diritti della protagonista e all’annullamento della sua volontà in quella del marito, che la relega in casa come un trofeo da ammirare e ripudiare.

Questi due sentimenti contrastanti sorgono dal caos sentimentale in cui Giovanni è immerso: la relazione fisica e violenta con María e la relazione analgesica con l’amante, Rosita. Il senso di dominio nasce quando l’uomo scopre di aver creato una certezza in un mondo precario: la sopraffazione fisica e psicologica. Allo stesso tempo il senso di ripudio è dato dalla paura di rimanere da solo su quell’isola spersa nel mare.

María intanto si è creata uno spazio di stimoli che non coincide con la propria volontà, rimanendo in silenzio alle provocazioni. Tutto ciò porta all’ira dell’uomo, e più l’ira aumenta più i diritti di María vengono ridotti all’osso. In questo senso l’ambientazione della vicenda, mai secondaria, è il riflesso della perdita dei diritti da parte della donna. Difatti l’isola è un luogo dove le leggi e la giustizia non vengono applicate in maniera obiettiva e concreta, ma secondo i criteri di connivenza e omertà. Nessuno della famiglia di Giovanni contesta il maltrattamento nei confronti della donna, tutti sono funzionari dell’apparato omertoso della società insulare. Inoltre l’espediente narrativo di celare nell’anonimato il luogo del racconto conferisce un significato universale alla vicenda. Così l’autrice avvisa il lettore che la violenza di genere non è un problema isolato, ma diffuso in qualsiasi contesto, familiare o lavorativo che sia; esorta quindi a staccarsi dalla pagina e dal personaggio letterario e guardare in faccia al fenomeno del femminicidio ancora dilagante in Italia.

La vita personale è imperfetta, ma quando attraverso la vita civile l’uomo ritorna nella sua personalità, la vita personale si rivela in una immagine più alta, scriveva Søren Kierkegaard in Aut Aut. Simile è il messaggio, o appello, che Nadia Fusini lancia a tutte le donne che vivono situazioni simili con i loro personali Giovanni: uscire dall’anonimato, dalla zona grigia dell’omertà e tornare nella dimensione della civiltà, fuori dal fuoco della violenza.

Marco Marenzi
Marco Marenzi nasce a Bergamo l'11 novembre 1998. Studente di Lettere Moderne all'Università degli Studi di Milano, collabora con la rivista culturale Gestus nella sezione Prosa.

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