Prosa

#PremioBg20 – I saloni della memoria | Le Galanti | Filippo Tuena

di Niccolò Gualandris.

Esiste in noi un bisogno, una necessità di Bellezza, che non si esaurisce nella fruizione di un’opera ma perdura e si appaga soltanto nello spazio del ricordo: nella rielaborazione della mente. Le Galanti, sottotitolo: quasi un’autobiografia (Saggiatore, 2019) di Filippo Tuena, finalista al Premio Bergamo 2020, è una meravigliosa e personale lettera d’amore all’arte come forza generatrice: un’incursione guidata nei ricordi e negli appunti di una vita rielaborati in un minuzioso lavoro di autofiction.

Filippo Tuena (classe 1953) si è laureato in Storia dell’Arte alla Sapienza ed ha lavorato per anni nella bottega antiquaria di famiglia a Roma, prima di dedicarsi alla scrittura. Roma è fondamentale: la città degli studi, della formazione, degli affetti; la Città Eterna -antiquata e antiquaria- dal magnetismo incancellabile. Queste minime coordinate biografiche già anticipano il contenuto del romanzo che si sviluppa in quattro  parti: la prima e la terza, in cui si susseguono capitoli autonomi dove la narrazione autobiografica si sviluppa a partire dal ricordo relativo alla visione di un’opera d’arte, per poi articolarsi in maniera imprevedibile e trascinante; la seconda parte, un intermezzo onirico che collega le stanze, i saloni della memoria e la quarta parte che funge da conclusione. Nel finale, i fili conduttori dei racconti: il desiderio, la lontananza, la memoria, la bellezza, il rimpianto e la nostalgia, si riuniscono in un’ultima riflessione sul tempo fuggitivo. L’ultima nota agrodolce: la consapevolezza di trovarsi alle porte della vecchiaia, dove ricordare ciò che è stato (e che forse non sarà più) significa rifugiarsi dall’incognita del futuro.

Tuena tesse efficacemente la tela del continuo rapporto tra il passato del ricordo e il presente della memoria, interrogandosi sulla fenomenologia della reminiscenza improvvisa, folgorante, a volte paralizzante con impressionante potenza evocativa. 

Lo scrittore (ma anche il lettore) che vaga nella propria mente si avvicina al visitatore della galleria d’arte nella Suite: Quadri di un’esposizione di  Modest Mussorgsky; accompagnato per i corridoi austeri dalle note di una Promenade e pronto a farsi rapire dalle storie che lo attendono.

Il viaggio del lettore tra i numerosi capitoli, per lo più autoconclusivi, di quest’opera incontra via via nuovi personaggi e luoghi: le donne che hanno fatto parte della vita dell’autore, gli amici antiquari ed esperti d’arte del padre che monopolizzavano le conversazioni dell’infanzia, guide e guardiani anonimi, gli incontri evanescenti e misteriosi in qualche museo. E poi le città: su tutte Roma ma anche Milano, Firenze, Parigi, Arles, Sparta e ancora villaggi e paesi, castelli, magioni e regge, gallerie e biblioteche.

Le vere protagoniste del romanzo sono evidentemente le arti figurative, verso le quali l’autore del romanzo mostra una passione smodata ed una conoscenza enciclopedica. Centinaia sono gli artisti nominati e le opere trattate dall’arte antica al novecento; alcuni arcinoti come Bernini, Velázquez, Géricault, Gainsborough si accompagnano a nomi meno conosciuti e sono raccontati alternativamente con curiosità biografiche, aneddoti frizzanti, indagini minuziose e collegamenti inusuali.

La letteratura, il mito e la Storia fanno la loro comparsa numerose volte e sono, allo stesso modo, ponte per raccontare vite e avvenimenti. Si passa così con naturalezza dall’occupazione nazista di Roma alla Francia del Re Sole, da Arles sfondo della sfortunata convivenza fra Van Gogh e Gauguin alla piccola e dimenticata Sparta della Grecia moderna, dove l’eco dei miti è quasi meno udibile del tintinnio degli spiccioli nei negozi di souvenir.

L’arte parla come una sirena il cui canto è diverso per ogni navigante nel mare della bellezza; risuona con un riverbero differente, in corde più o meno tese; in menti forti o fragili; raffinate o innocentemente ingenue ma risuona.

La narrazione, dal gusto ricercato e talvolta bizzarro, è sporadicamente interrotta da subitanee incursioni nella vita dell’autore, che restituiscono un’immagine vivida della sua personalità, dei suoi interessi e di alcuni, seppur romanzati, eventi della sua vita.

Un’ultima nota per quanto riguarda l’apparato iconografico dell’opera: per tutta la durata della lettura non si potrà non avvertire la scelta accurata nella selezione e posizione delle decine di immagini che accompagnano ed impreziosiscono l’opera, spesso scattate dall’autore stesso. Si ha così l’impressione ancora più profonda di essere accompagnati da un amico/mentore, tra le pagine e gli archivi della sua memoria.

Anche nei pochi capitoli che risultano più aneddotici e meno coinvolgenti emotivamente, si ha sempre l’idea di star tenendo nelle mani un libro-galassia, un picciol mondo (per usare Tasso), che si presta ad essere letto e riletto, abbandonato e ripreso, sfogliato o consultato nell’ampia bibliografia come se fosse un’enciclopedia.

In momenti inaspettati si assiste a incredibili attimi di intimità in cui si ha la sensazione che l’autore interloquisca direttamente con chi legge, attraverso sapienti innesti dialogici che paiono il tentativo di rompere, per un istante effimero, le barriere del tempo e dello spazio. 

Non c’è nulla di più intimamente autobiografico della reazione davanti alla Bellezza, insegna Tuena. Ci lascia nudi, esposti, frastornati (come racconta in un brillante capitolo dedicato a Stendhal e alla sua celebre sindrome) e permette agli altri di scorgere, nel luccichio dei nostri occhi, un bagliore di disadorna verità.

Tuena offre uno sguardo d’eccezione dentro al Dedalo della memoria, con tutti i giochi di rimandi, le catene di significati e i processi che portano ai più insoliti collegamenti, qui restituiti in una prosa cristallina e controllata.

I ricordi tesoreggiati di una vita all’insegna dell’arte ci vengono offerti e consegnati con liberalità e fiducia  aspettando di essere custoditi con cura, al riparo dalla polvere del tempo che inevitabilmente passerà.

Niccolò Gualandris
Niccolò Gualandris nasce a Bergamo nel 1999. Attualmente è studente di Lettere Moderne all'Università degli Studi di Milano. Collabora come redattore alla rivista culturale Gestus

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